Westworld e la Repubblica di Platone

West­world figu­ra sen­za dub­bio tra le serie tv più accla­mate del­lo scor­so anno. La sto­ria si svolge in un par­co a tema west­ern, chiam­a­to appun­to West­world, popo­la­to da androi­di estrema­mente sim­ili agli esseri umani, pro­gram­mati però per non pot­er nuo­cere agli uomi­ni veri e pro­pri che vis­i­tano l’attrazione. Questi ulti­mi dunque pagano per godere delle avven­ture offerte dal par­co in totale lib­ertà, dan­do sfo­go a ogni impul­so sen­za per questo essere puni­ti. Tut­tavia alcu­ni degli androi­di, che in segui­to a vari aggior­na­men­ti svilup­pano carat­ter­is­tiche sem­pre più “umane”, inizier­an­no a com­por­tar­si in modo anom­alo e ciò porterà alla luce peri­colosi seg­reti sul­la strut­tura del par­co e sui suoi creatori.

La serie è sta­ta apprez­za­ta anche per i numerosi rifer­i­men­ti alla filosofia, dalle teorie sul­la mente bicam­erale e la scop­er­ta del­la coscien­za al libero arbi­trio, dal­lo sta­to di natu­ra all’allegoria pla­ton­i­ca del­la cav­er­na. E pro­prio a Pla­tone e in par­ti­co­lare alla Repub­bli­ca riman­da la rif­les­sione che vor­rei proporvi.

Mi riferisco in par­ti­co­lare a un dial­o­go che si svolge nel­la sec­on­da pun­ta­ta, molto sig­ni­fica­ti­vo per entrare nell’ottica del­la serie. A par­lare sono due uomi­ni che si stan­no recan­do a West­world. Uno di loro, William (Jim­mi Simp­son), è piut­tosto scetti­co al riguar­do: non è mai sta­to al par­co e gli riesce dif­fi­cile com­pren­dere l’esaltazione e l’entusiasmo del com­pag­no di viag­gio Logan (Ben Barnes), che invece ha già fat­to ques­ta espe­rien­za e mira a sod­dis­fare tut­ti i suoi desideri sen­za alcuno scrupo­lo nei con­fron­ti degli androi­di. William sem­bra dunque in gra­do di gestire la sua visi­ta a West­world sen­za perdere il con­trol­lo, ma Logan lo avverte che quel pos­to finisce per sedurre chi­unque, per­ché è la rispos­ta a una doman­da fon­da­men­tale: chi siamo davvero.

Le con­sid­er­azioni di Logan sul fat­to che chi­unque ced­erebbe alle attrat­tive di West­world e sul­la capac­ità di ques­ta espe­rien­za di riv­e­lar­ci chi siamo mi han­no fat­to pen­sare appun­to a un episo­dio trat­to dal­la Repub­bli­ca, il mito di Gige. Il cele­bre dial­o­go di Pla­tone si apre con una dis­cus­sione sul­la gius­tizia e Glau­cone, uno degli inter­locu­tori, vuole sen­tire da Socrate una con­vin­cente argo­men­tazione al riguar­do: per ottenere il suo scopo, sostiene provo­ca­to­ri­a­mente una tesi di cui non è per­sonal­mente con­vin­to, ossia che chi­unque ricor­rerebbe all’ingiustizia per ottenere dei van­tag­gi, se avesse la garanzia di non essere scop­er­to e quin­di di non subirne le con­seguen­ze. Per dimostrare ciò rac­con­ta appun­to la sto­ria di Gige, un pas­tore che tro­va un anel­lo che rende invis­i­bili e che resosi con­to di ques­ta pro­pri­età mag­i­ca ne approf­itta per sedurre la regi­na del suo ter­ri­to­rio, uccidere il re e con­quistare così il potere. Nes­suno, con­clude Glau­cone, aven­do come Gige la pos­si­bil­ità di essere ingius­to impune­mente, si com­porterebbe in modo diver­so: sarebbe da scioc­chi, dal momen­to che rispet­ti­amo la gius­tizia solo per­ché far­lo ci por­ta dei van­tag­gi e per­ciò non esiterem­mo a vol­ger­ci all’ingiustizia se si pro­fi­lasse la sicurez­za di un guadag­no maggiore.

Con le dif­feren­ze del caso, pos­si­amo parag­onare i vis­i­ta­tori di West­world a Gige
, nel­la misura in cui è loro per­me­s­so di trasgredire sen­za dover­si pre­oc­cu­pare delle con­seguen­ze: gli umani nel par­co pos­sono infat­ti stuprare, uccidere, tor­tu­rare, com­por­tar­si insom­ma nel modo peg­giore con gli androi­di sen­za temere né le loro reazioni, poiché questi non pos­sono far loro del male, né una punizione di natu­ra legale. L’aspetto ril­e­vante è che in entrambe le vicende questo pot­er­si muo­vere lib­era­mente in un con­testo in cui non si è sot­to­posti a cer­ti vin­coli, che invece val­go­no per altri, riv­ela qual­cosa di impor­tante sui pro­tag­o­nisti e in gen­erale sul­la natu­ra umana.

Infat­ti, quan­do Logan affer­ma che West­world riv­ela chi siamo davvero, fa inten­dere che nel­la vita di tut­ti i giorni, in cui ci com­por­ti­amo in base a delle regole con­di­vise, la nos­tra vera iden­tità ci è in qualche modo occul­ta­ta: siamo con­vin­ti di conoscere noi stes­si e il nos­tro rap­por­to con le leg­gi, per­ché le osservi­amo e reprim­i­amo gli istin­ti ad esse non con­for­mi, ma all’adesione este­ri­ore e con­ven­zionale a cer­ti cod­i­ci di com­por­ta­men­to non nec­es­sari­a­mente cor­risponde un’intima con­vinzione del val­ore di questi. Non pos­si­amo sapere cioè, nel momen­to in cui siamo vin­co­lati al rispet­to di certe norme, se le osservi­amo per­ché siamo con­vin­ti che sia gius­to far­lo oppure solo per abi­tu­dine o per­ché temi­amo la punizione che farebbe segui­to alla trasgres­sione (sem­bra riecheg­gia­re l’importante dis­tinzione di Kant tra moral­ità e legal­ità, cioè tra il rispettare la legge morale per­ché si ha pro­pri­a­mente l’intenzione di far­lo e il con­for­mar­si ad essa spin­ti da altri motivi estrin­se­ci). La visi­ta al par­co vale allo­ra come un inter­es­sante esper­i­men­to psi­co­logi­co: è pos­si­bile conoscer­ci vera­mente in una situ­azione del genere in cui si può trasgredire sen­za temere né punizioni a liv­el­lo legale né ritor­sioni da parte di chi mal­trat­ti­amo, in cui siamo dunque del tut­to liberi di scegliere come comportarci.

Analoga­mente sec­on­do Glau­cone pro­prio in una cir­costan­za con carat­ter­is­tiche sim­ili (poiché appun­to anche nel mito da lui rac­con­ta­to Gige si com­por­ta in modo ingius­to sen­za subirne le con­seguen­ze) emerge una riv­e­lazione impor­tante su noi stes­si: non c’è dub­bio che tut­ti noi approf­itterem­mo delle pro­pri­età dell’anello magi­co sen­za far­ci trop­pi scrupoli a com­met­tere atti ingiusti. Ques­ta con­sid­er­azione indi­ca che non rite­ni­amo la gius­tizia un val­ore intrin­seco, qual­cosa di vali­do e impor­tante in sé, ma ne teni­amo con­to solo a nos­tro van­tag­gio e per la nos­tra soprav­viven­za. L’anello, ossia la pos­si­bil­ità di essere ingiusti impune­mente, finirebbe così per sedur­ci, pro­prio come il par­co popo­la­to da androi­di, sul­la cui attrat­ti­va Logan non ha alcun dubbio.

A West­world dunque tut­to è con­ces­so, non ci sono leg­gi -  rispet­terem­mo lo stes­so quelle che per noi val­go­no abit­ual­mente? Oppure darem­mo libero sfo­go ai nos­tri istin­ti, mostran­do che la rispos­ta alla doman­da “chi siamo davvero” è ben poco ras­si­cu­rante? E se aves­si­mo l’anello di Gige, lo userem­mo per uccidere il re e impadronir­ci del reg­no o con­tin­uerem­mo a vivere nell’osservanza delle leg­gi pre­sen­ti? Trovan­do­ci di fronte a questi inter­rog­a­tivi, ci ren­di­amo così con­to che entrambe le opere pre­sen­tano un affasci­nante esper­i­men­to per conoscere qual­cosa del­la natu­ra umana e del­la con­sid­er­azione che essa ha dei val­ori condivisi.

C’è indub­bi­a­mente un’importante dif­feren­za nelle due nar­razioni: se da un lato Gige è l’unico ad avere l’anello e dunque, a quan­to ci rac­con­ta Pla­tone, non ha poten­ziali avver­sari, i vis­i­ta­tori a West­world sono molti e “ad armi pari”. Pro­prio gra­zie alla com­p­re­sen­za nel par­co di diver­si uomi­ni si cre­ano le dinamiche del­la tra­ma e, dal momen­to che gli umani non inter­agis­cono solo con gli androi­di ma anche tra di loro, in cer­ti momen­ti viene mes­sa a ris­chio l’incolumità dei per­son­ag­gi;  inoltre gli stes­si androi­di inizier­an­no a ribel­lar­si e cam­bier­an­no le regole su cui si fon­da il par­co. A mio parere tut­tavia le due sto­rie restano acco­munabili nel pre­sentar­ci situ­azioni che met­tono in ques­tione la conoscen­za di noi stes­si e la sta­bil­ità dei nos­tri val­ori morali, por­gen­do­ci domande impor­tan­ti sul nos­tro rap­por­to con la gius­tizia e con i nos­tri com­por­ta­men­ti abituali.

West­world dà ragione a Glau­cone, ossia tut­ti i vis­i­ta­tori del par­co si com­porter­an­no in modo ingius­to? Oppure qual­cuno farà eccezione, mag­a­ri pro­prio William, così poco propen­so a las­cia­r­si coin­vol­gere? Non mi res­ta che invi­tarvi a guardare la serie per scoprirlo!

Foto: una sce­na dal sec­on­do episo­dio del­la pri­ma sta­gione di West­world.

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