Il lato erotico dei supereroi

Cosa han­no in comune i supereroi e il ses­so? Appar­ente­mente è come chiedere che cosa abbiano in comune un cor­vo e una scriva­nia. Col­oro che, come chi scrive, abbiano pas­sato parte del­la pro­pria infanzia seguen­do le imp­rese dei gius­tizieri in cos­tume se le ricorderà come sto­rie inno­cen­ti, ai lim­i­ti del­la banal­ità, dove l’erotismo trova­va gius­to lo spazio suf­fi­ciente per un bacio alla donzel­la in peri­co­lo di turno. Eppure poche opere pop han­no sus­ci­ta­to, all’epoca del­la loro usci­ta, uno scan­da­lo pari a quel­lo dei pri­mi fumet­ti di supereroi, che ai ben­pen­san­ti appari­vano come sto­rie vol­gari e peri­colose, capaci di traviare le gio­vani men­ti ver­so pen­sieri per­ver­si, o ric­che di mes­sag­gi sub­lim­i­nali eroti­ci. Il dif­fonder­si dei mass media e il pro­gres­si­vo dis­in­can­to del­la sen­si­bil­ità col­let­ti­va han­no per molti ver­si ridefini­to il con­cet­to di “esplic­i­to”, e noi mil­len­ni­als non siamo più in gra­do di andare oltre un’oscenità che non sia plateale. Ma per capire il val­ore inno­v­a­ti­vo di un prodot­to che sem­bra offrire solo innocuo intrat­ten­i­men­to dob­bi­amo provare a risco­prire cosa scon­volse tan­to i let­tori “big­ot­ti” degli anni ’30-’40.

Per quan­to riguar­da le ambi­gu­i­tà dei pri­mi supereroi, gli esem­pi si spre­cano. Il fisi­co scul­toreo del­la mag­gior parte degli eroi mascherati, spes­so com­pres­so a fat­i­ca in attil­latis­sime tutine in latex, sus­citò in molti gen­i­tori pre­oc­cu­pati sospet­ti di omoses­su­al­ità latente. Non furono inoltre pochi col­oro che lessero nel rap­por­to tra Bat­man e il suo gio­vane allievo/spalla Robin un mal­cela­to rap­por­to omo­eroti­co di stam­po ped­eras­ta. Lun­gi dall’essere un eroe, l’Uomo Pip­istrel­lo era dunque un ric­co per­ver­ti­to che si com­piace­va nel cir­con­dar­si di ragazz­i­ni a mala­pe­na cop­er­ti da cos­tu­mi suc­cin­ti che las­ci­a­vano poco all’immaginazione.

E che dire di Won­der Woman, la più famosa delle supereroine? Negli anni ’40 era scan­daloso solo il fat­to che come pro­tag­o­nista di una sto­ria a fumet­ti ci fos­se una don­na guer­ri­era, capace di cavarsela benis­si­mo sen­za un sosteg­no maschile. L’accusa di inde­cen­za si fa più conc­re­ta se la sud­det­ta don­na “che por­ta i pan­taloni” di pan­taloni, in effet­ti non ne indos­sa. La Principes­sa Diana infat­ti gira­va vesti­ta soltan­to con una suc­cin­ta minigonna, un cor­pet­to e un paio di sti­vali, del col­ore (al dan­no la bef­fa) del­la bandiera amer­i­cana. Aggiun­giamo­ci che la sud­det­ta amaz­zone è soli­ta adop­er­are un lazo con cui lega i suoi nemi­ci per costringer­li a dire la ver­ità, e avre­mo un’esemplare dom­i­na­trix che appare più adat­ta a una per­ver­sa sto­ria sado­ma­so che a un gior­nalet­to per ragazzini.

Negli anni ’50 non man­ca­va chi avesse una mente abbas­tan­za per­ver­ti­ta da non notare questi ambigui det­tagli. Fu così che, nel 1954, il per­fi­do dr. Fredric Wertham pub­blicò un nefas­to libel­lo inti­to­la­to La seduzione dell’innocente, il Malleus malefi­carum dei fumet­ti. Espo­nen­do al pub­bli­co non solo la vio­len­za, ma anche e soprat­tut­to la ses­su­al­ità, di cui era­no intrise le sto­rielle di supereroi, le espose alla pub­bli­ca ostil­ità nel­la big­ot­ta Amer­i­ca degli anni ’50. Ne nacque una vera e pro­pria cac­cia alle streghe, e si arrivò al pun­to di orga­niz­zare dei falò pub­bli­ci nelle piazze per dare al rogo i gior­nali illus­trati. Scrit­tori e dis­eg­na­tori si videro costret­ti ad autoim­por­si un codice di com­por­ta­men­to, il Comics code, con regole tal­mente restrit­tive da seg­nare l’inizio di un’epoca di crisi per tut­to il genere, por­tan­do al fal­li­men­to e alla chiusura di molte case editrici.

Bisogn­erà aspettare gli anni ’60 per assis­tere ad una riv­o­luzione di cos­tume che, pro­prio come molti altri campi del­la cul­tura pop, investì anche i fumet­ti. Stan Lee, fonda­tore del­la Mar­vel, ebbe la grande intu­izione di fare di molti dei suoi supereroi degli ado­les­cen­ti. Nelle sue sto­rie, i giochi di riman­di e i par­al­lelis­mi tra i super-poteri e i cam­bi­a­men­ti fisi­ci che seguono la pubertà si spre­cano. Gli X-Men, i mutan­ti, acqui­sis­cono le pro­prie capac­ità stra­or­di­nar­ie pro­prio negli anni dell’adolescenza: il loro cor­po inizia a cam­biare in modi che non com­pren­dono, facen­doli sen­tire inadeguati e “strani”. Per non par­lare poi dell’Uomo Rag­no, i cui “spruzzi” di rag­natela avreb­bero cos­ti­tu­ito un rifer­i­men­to neanche poco esplicito.

Questo gio­co dei riman­di valse anche nel sen­so inver­so, ossia nel ten­ta­ti­vo di elim­inare dalle sto­rie alcu­ni ele­men­ti e par­ti­co­lari che potessero sus­citare scal­pore o ver­gogna. Ad esem­pio, forse non tut­ti san­no che, fino agli ’80, Super­man & Co. era­no degli eunuchi, poiché a questi per­son­ag­gi in cos­tume non veni­va mai dis­eg­na­to il “pac­co”, ma al suo pos­to vi era una des­olante tavola piat­ta. Alla pupazzet­to di Ken, per inten­der­ci. Pro­prio come Paperi­no, che può per­me­t­ter­si di andare in giro sen­za pan­taloni sen­za provo­care scan­da­lo in tut­ta Paperopoli.

C’è un’altra carat­ter­is­ti­ca, meno triv­iale e più com­p­lessa, che lega i gius­tizieri mascherati ai loro cug­i­ni dis­neyani. E’ infat­ti noto che la stra­grande mag­gio­ran­za dei supereroi sia cos­ti­tui­ta da orfani. Super­man ha per­so i suoi gen­i­tori nell’esplosione di Kryp­ton; Bat­man se li è visti uccidere da un rap­ina­tore quan­do era anco­ra un bam­bi­no; l’Uomo Rag­no li ha per­si in un inci­dente aereo. Ora, in una sto­ria let­ta su Topoli­no, non tro­ver­e­mo mai madri e padri, ma sem­pre e comunque amorevoli zii adot­tivi, come zio Paperi­no, o zio Pap­er­one. La volu­ta assen­za di gen­i­tori può essere spie­ga­ta in maniera sem­plice: l’elemento gen­i­to­ri­ale impli­ca con­flit­to, e per lun­go tem­po la lot­ta gen­er­azionale è sta­ta con­sid­er­a­ta un argo­men­to da evitare in un albo per ragazz­i­ni.  Ma se c’è una cosa che Edipo (con Freud) ci ha inseg­na­to è che l’elemento gen­i­to­ri­ale impli­ca anche ses­su­al­ità. Eclis­sare un tema nar­ra­ti­vo così spin­oso, e sos­ti­tuir­lo con le cure parentali di amorevoli zii o gen­i­tori adot­tivi è la vera ragione per cui qua­si tut­ti gli eroi in cos­tume pos­sono vantare un pas­sato tragico.

La let­tura dei diver­si piani dell’opera è uno degli aspet­ti più intri­g­an­ti del­la cul­tura pop. Sco­vare i rifer­i­men­ti ses­su­ali nei fumet­ti di supereroi degli anni ’30/’40, o trovare i mes­sag­gi sub­lim­i­nali nei car­toni Dis­ney, o anche cer­care la filosofia nelle serie tv, è un’attività che diverte e appas­siona i fruitori delle diverse opere. Come in una gestalt visi­va, ci si mer­av­iglia nel guardare la stes­sa cosa in maniera nuo­va. Che poi tali allu­sioni nascoste e richi­a­mi ambigui non siano reali, ma solo il frut­to dell’immaginazione e del­la fan­ta­sia del­lo spet­ta­tore, poco impor­ta: se l’opera pop è gio­co e diver­ti­men­to, la lib­era inter­pre­tazione è il gio­co più diver­tente di tutti.

Foto di cop­er­ti­na: murale di Rich Simmons.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *